martedì, luglio 22, 2008

Da Telejato a me

Pino Maniaci, direttore del tg di Telejato- piccola emittente siciliana- qualche giorno fa è stato pestato da due emissari del clan locale. Già in passato ha ricevuto minacce e intimidazioni, gli hanno anche danneggiato l’auto. Ho sentito qualche servizio sulle tv nazionali, letto qualche articolo, ascoltato le sue parole mentre diceva che no… si augurava che non gli dessero la scorta perché altrimenti non avrebbe potuto continuare a fare il suo mestiere di giornalista.



Cercando su internet ho anche trovato il video di lui che, dopo il pestaggio, leggeva il tg e appariva in video con tanto di lividi. Tra i suoi collaboratori c’è anche Salvo Vitale che con Peppino Impastato partecipò all’avventura di Radio Aut. L’ho sentito dire che da sempre si occupa di controinformazione e che continua a farlo. Su questo non sono stata d’accordo.

Perché per me il lavoro che fa Telejato, così come quello che fanno tanti colleghi sparsi nelle redazione di tante piccole e piccolissime testate in giro per l’Italia (e permettetemi di dire con una punta di orgoglio soprattutto quelli che lavorano qui al Sud), è esattamente informazione. Che spesso è scomoda. E che se non dice la verità, se omette, trascura, oppure si autocensura, semplicemente non è.

Parlo facile io che da tre anni sono comodamente seduta su una poltrona da addetto stampa, anzi da capo ufficio stampa come recita la targhetta fuori dal mio ufficio.
Ma parlo perché credo di saperne un po’ di questo mondo. Perché negli 8 anni di lavoro per un giornale nella provincia di Napoli di episodi di minacce e intimidazioni ne ho visti da vicino. Soprattutto quando si è scritto di ‘sgarri’ subiti da camorristi, perché l’oltraggio non lo fai se scrivi di inchieste o arresti (anzi devi stare molto attento a non esaltarli nella loro ascesa criminale, non chiamando ras o boss il primo stronzo capoquartiere che viene beccato) ma quando racconti che sono stati picchiati, magari da altri. Ricordo ancora la telefonata tra gente che si era laureata alla stessa università, “chella e miezz a via” (quella della strada ndr) in difesa della mia collega Bellini. Ricordi Gabriè?

In qualche caso quegli episodi mi hanno anche riguardato, seppure in maniera sicuramente meno forte di quanto accaduto a Telejato. Perché ho sempre considerato tentativi di intimidazione alcune telefonate e visite ricevute in redazione.
Come quella anonima arrivata nel bel mezzo dell’ultima faida di camorra stabiese in cui una voce maschile, roca, che presi proprio io, spiegò: “Dicete alla signorina Staiano (che sarei io ndr) che e guagliune ‘e Santa Caterina stanno cu chille ‘e Scanzano, che non continuasse a scrivere strunzate” Santa Caterina e Scanzano sono due zone della mia città ad alta concentrazione camorristica e sono state storicamente alleate; in quel periodo alcuni ex cutoliani – nemici del clan storico e scarcerati da poco- sferrarono l’attacco agli Scanzanesi avendo anche l’appoggio di giovani leve di Santa Caterina stanche di sottostare agli ordini di Scanzano.

Oppure come quella ricevuta da un sindacalista dell’Asl, che patteggiò la pena dopo gli arresti per tangenti negli anni ’90 e il cui fratello era ancora imputato nel processo per quella stessa inchiesta con l’accusa di associazione a delinquere per corruzione, turbativa d’asta e quant’altro, che mi aveva visto nell’aula di tribunale nel momento della requisitoria del pm e sentì il dovere di chiamarmi sul cellulare quando ero tornata in redazione a scrivere il pezzo per dirmi: “Alessà (che sono sempre io ndr) scrivi bene” e io gli risposi “Gennà, scrivo quello che ho sentito”.

E ancora la visita di un imprenditore, dopo che avevo scritto che un boss ammazzato lavorava in una ditta che aveva avuto spesso contatti con la sua, che venne a dirmi che mi avrebbe fatto seguire da tutti i suoi operai, per scoprire chi mi aveva detto quelle cose visto che io non glielo volevo dire. O quella del candidato al consiglio comunale (poi eletto all’opposizione), al cui nipote la Polizia aveva chiuso per qualche giorno il bar in quartiere popolare perché ritenuto luogo di ritrovo abituale di pregiudicati, che mi venne a spiegare –eravamo in campagna elettore- che il nipote è “nu bravo guaglione” e che uscire con quelle cose sul giornale “nun è bello”.

O quella del fratello e del cognato di un camorrista, che attraverso società di distribuzione del caffè e di noleggio videopoker impone il pizzo alla quasi totalità dei bar nella mia città al punto anche di essere arrivato, in diversi casi, a rilevarne la proprietà (proprio oggi quelle società gli sono state sequestrate insieme ad altri beni per un valore complessivo di otto milioni di euro
), che vennero a chiedere perché avevo messo pure il loro nome sul giornale, che la gente solo adesso li chiamava con rispetto, ma che loro lo aiutavano solo nel lavoro, mica erano camorristi pure loro? E me li sono ritrovati cento volte in strada, faccia a faccia, perché questo è il punto quando fai questo lavoro nel luogo dove vivi. Lo raccontava pure Pino Maniaci in un’intervista tv: hai appena letto il tg, esci a prendere il caffè e loro sono insieme a te al bar.

Ma ricordo pure – con maggiore precisione e dolore- le volte in cui non ho potuto scrivere perché se sei un piccolo giornale, gli inserzionisti contano e allora anche se un consigliere comunale di un piccolo comune dei Lattari ha fatto un abuso edilizio nel suo albergo e tu hai le foto e le prove e il pezzo già pronto, devi smontare la pagina perché quello ha commissionato, da tempo, un bel po’ di lavori pubblicitari. Quella volta per la rabbia piansi. Inutilmente. Poi ho imparato a gestire un po’ meglio queste emozioni.

E proprio pochi giorni fa, colleghi che sono rimasti al giornale, commentando alcune autocensure, davanti alle mie obiezioni mi hanno candidamente detto che anche a loro piace avere lo stipendio a fine mese. Perché è così, è naturale che ti venga da chiederti -quasi a citare Guccini- se ne valga la pena “per questi quattro soldi, per questa gloria da stronzi”. Io una risposta non ce l’ho.

Perché quando ho potuto, sono andata via e ho scelto una strada più comoda, sebbene temporanea. Perché ero stanca anche delle autocensure, del fatto che la libera informazione non è mai libera del tutto e se non ti puoi spendere in questo senso il resto che senso ha? Ma soprattutto ero stanca della vita totalizzata dal lavoro.
La risposta più bella, però, credo di averla avuta dal mio amico Fabio – fotografo di quello stesso giornale con cui tante volte siamo andati insieme sugli omicidi ma abbiamo rischiato di più per episodi apparentemente meno gravi come l’accumulo di legname per i ‘fucaracchi’ dell’Immacolata (tradizione che vede una vera e propria gara tra i ragazzi dei quartieri) o per degli abusi edilizi- che mi diceva: “Questo non è un lavoro, è una malattia”.

Sarà per questa malattia che notizie come l’aggressione a Pino Maniaci mi rimettono sempre in discussione. Mi fanno sentire nostalgia. Di una diversità. Mentre mi ritrovo solo diversa da quella che avrei voluto essere.

Ps
Perdonate la lunghezza del post. Che faccio ci metto pure il ps? Ma sììììììì. Solo per regalarvi qualche immagine della mia città scattata sabato dalla mia sorellina e chiedervi se non ne valga la pena rimanere qui. Resistendo!


25 commenti:

Lucia Cirillo ha detto...

Bellissimo post!!!!Bellissima Napoli (o forse erano troppo belli gli occhi che la guardavano...). Perchè te la prendi con te stessa? Tu fai quello che puoi e questo è già eroico da queste parti. Che poi ci sia un martire del giornalismo che riesce ad andare oltre...ma credo che paghi un prezzo disumano, almeno quanto è disumana la terra bruciata che gli fanno intorno...ma tant'è. Cambierà (???)
un abbraccio

BC. Bruno Carioli ha detto...

Una bella città, la tua ed una bellissima persona, tu.
Con i sentimenti, i pensieri, la consapevolezza delle peresone normali che sanno essere resistenti.

tendarossa ha detto...

Il coraggio uno non se lo può dare. Ma se noi, che magari non abbiamo lo stesso coraggio di Pino Maniaci facciamo di tutto perché non rimanga solo, e facciamo capire a chi vuole tapaprgli la bocca che non sarà facile...beh i suoi sforzi non saranno stati inutili!

Dyo ha detto...

Ma che sfiga: lascio un commento e la piattaforma non lo accetta perchè "momentaneamente indisponibile".
Dicevo che il tuo post,lungo ma esaustivo, descrive alla perfezione il lavoro che svolgi con amore, ben consapevole dei rischi che corri.
Le immagini,ovviamente, sono bellissime.
Restare, quindi, per provare a cambiare le cose.

TIZIANO TESCARO communicator,Vicenza ha detto...

Ciao carissimo, leggo con attenzione ciò che scrivi, ma non nascondo un misto di indignazione e di stupore per i fatti di violenza accaduti. Buona giornata da Tiziano

Baol ha detto...

Il problema è che non dovresti essere tu ad andartene da quel bel post, ma loro :(

Carmine Volpe ha detto...

ha ragione baol, sono daccordo con lei...però la vita è fatta anche di compromessi tanti tantissimi e gli si prende o se li rifiuta

stellastale ha detto...

@lucia: prendermela con me stessa è una delle cose che mi riesce meglio! e ovviamente credo di non farlo mai abbastanza :) per amore della cronaca - semmai non si fosse capito che la amo la cronaca- le immagini sono di castellammare di stabia, non di napoli. forse sì erano belli gli occhi che la guardavano, la mia sorellina da due anni emigrata a treviso che ha sempre nostalgia di qui

@bc: grazie! resisto

@tendarossa: farmi sentire don abbondio... questo sì che è un colpo basso!!! io a colleghi come pino jato e tanti altri sono più vicina che mai

@dyo: in realtà ho parlato del lavoro che facevo... il mio attuale incarico mi tiene lontana da queste cose ed è assai più comodo sebbene temporaneo.... è proprio di questa nostalgia qui che parlavo.... cmq sì anche da addetto stampa credo di poter provare a cambiare qualcosa

@tiziano: a parte il fatto che al massimo io sarei carissimA, cmq continaure a indignarsi forse può servire. io di queste cose non mi stupisco

@baol: li mandiamo tutti su dall'umberto, che dici?

@carmine: baol è maschietto!!! ma che è in questi commenti tutta questa confusione di generi!!!! cmq ci sono compromessi e compromessi, secondo me... avere lasciato il lavoro in strada forse per me lo è stato, ma compromessi con la mia coscienza per fortuna fino ad ora non ho dovuto farne

Daniele Verzetti, il Rockpoeta ha detto...

Sì vale la pena, nella speranza che non siano solo pochi di voi quelli che resistono.

Ciao
Daniele

Enrico Di Iulio ha detto...

Tu non fai niente di speciale!!! Tu non hai mai fatto niente di speciale!!!!
Tu continuerai a non fare nulla di speciale!!!
Tu continuerai semplicemente a "scrivere quello che hai sentito”.
Perchè è semplicemente questo, quello che fa un giornalista, scrive quello che ha sentito. Certo lo vaglia, lo interpreta, ne valuta l'affidabilità delle fonti, ma semplicemente "scrive quello che ha sentito".

Sai cos'è a renderti speciale invece? È tutto quello che non hai potuto scrivere quando lo hai sentito e che ti ha lasciato una cicatrice. Sta qui la differenza tra te e le decine di fighetti incravattati che hanno deciso di scendere a patti con la loro coscienza (umana, professionale, etica?) e non porsi più neanche il problema. Quello che ti rende speciale è il coraggio di non doverti voltare dall'altra parte per non dover vedere quello che non dovresti scrivere. Porta con orgoglio le tue cicatrici, esibiscile come trofei, perchè sono la testimonianza di una persona che non ha mai perso la speranza di essere migliore...

Ciò detto comm staje????

stellastale ha detto...

@daniele: non siamo pochi!

@enrico: assai contenta di aver trovato questo bel commento su questo mio piccolo blog. Non l'ho mai vista così sta storia delle cicatrici... mi piace questo punto di vista. cmq sappi che il vizio di non farmi i c...i miei non l'ho perso, neanche ora che sono voce del potere :) ma tu in che luogo dell'italia sei adesso?

Enrico Di Iulio ha detto...

io me la campo da diversi anni in quel di Rimini a fare libri per bambini (così le mie cicatrici non mi fanno troppo male)...

Giorni fa il Cunsolo mi ha aggiunto come amico sul facebook. Non ho ancora capito bene come funziona, però ho visto che c'eri anche tu tra gli altri, ed ho "scoperto" il tuo piccolo blog che comunque è divertente e piacevole, per cui... appena mi è venuta in mente qualcosa da dire anch'io l'ho scritta...

Pellescura ha detto...

Che duro fare quel lavoro in quesi posti.

Virgilio Rospigliosi ha detto...

Il giornalista vero dovrebbe dire sempre la verità e questo a volte può dare fastidio a molti. Quando succedono queste cose dispiace.

Che posti belli!! Tieni duro

stellastale ha detto...

@enrico: posso confessarti un segreto? neanche io ho capito bene come funziona facebook :) ma mi fa assai piacere che sia servito a farti scoprire questo mio piccolo blog... così dalla lontana rimini potrai sapere come mi gira in questo angolo di sud. insomma passa spesso. belli i libri per bambini... quando hai consigli da darmi per letture per le mie 3 nipotine fammi sapere

@pellescura: abbastanza, a volte è duro anche solo viverci

@virgilio: tengo duro che a dire di tenerlo duro ci sono altri che non mi piacciono un granchè

emanuela ha detto...

Resistere. Abbandonare un po' per poi, forse, tornare. Intanto tanta solidarietà a chi fa controinformazione e/o informazione

Dyo ha detto...

Un bacio volante, prima di tornare nel caos.

stellastale ha detto...

@emanuela: benvenuta. passa quando vuoi

@dyo: lo acchiappo al volo

SCHIAVI O LIBERI? ha detto...

A me viene solo da dirti grazie. Resisti perchè non sei sola.Ciao
Le immagini sono bellissime.

il Russo ha detto...

Bellissima chiusa, la tua domanda d'altronde era retorica.
Fare il giornalista (quello vero, non alla studio aperto per intenderci) in questo paese é sempre più difficile, ma per chi lo fà bene é un onore!

stellastale ha detto...

@schiavi: grazie

@il russo: forse non è stato abbastanza chiaro in questo post che io la giornalista vera non la faccio più da un sacco di tempo, visto che da tre anni faccio l'addetto stampa. da qui un po' di nostalgia per una diversità che forse era solo più di parole

Dyo ha detto...

Sai che da piccola pensavo che da grande avrei fatto la giornalista?
:)
Buon finesettimana.

stellastale ha detto...

@dyo: anche io :)

Gabriella Bellini ha detto...

Carissima leggendo il tuo post mi sono a dir poco commossa. Come non ricordare quella mitica telefonata in cui mi sono sentita davvero protetta dal nostro mitico direttore. All'epoca le minacce erano all'ordien del giorno, e sapevi che potevano essere prese sul serio perchè chi le faceva era un folle che non aveva nulla da perdere (aveva già perso mamma e padre uccisi dalla camorra)...mi hai fatto venire voglia di tornare a scrivere in prima linea. Ho lasciato il giornale e la giudiziaria proprio perchè le minacce avevano smesso di riguardare me e andavano a colpire persone a me vicine. Chissà che non si possa tornare a fare il mestiere che ci piace senza dover temere per chi amiamo.

stellastale ha detto...

@gabriella: sapevo di trovarti anche qui dopo aver letto il tuo commento sul mio post assai più frivolo!!!
la voglia di tornare a scrivere in prima linea.... dici.... mi accompagna spesso. e io ho mollato anche per meno: non per le minacce, ma per la stanchezza. chissà che non riesca a tornare in prima linea prima o poi. un abbraccio forte