Siamo tutti, in un modo o nell'altro, un volo interrotto. Precipitiamo dai nostri sogni, ma ciò che ci può distinguere e preservarci dall'inesorabilità del destino è la capacità di librarci ancora non verso ciò che siamo, ma verso ciò che vorremmo essere. Qualcosa di migliore. Andare là dove stiamo bene, un posto caldo e illuminato.
(Dario Cresto-Dina da Repubblica 'il viaggio di Lucio Dalla')
lunedì, ottobre 27, 2008
venerdì, ottobre 17, 2008
lunedì, ottobre 13, 2008
memento
Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole che si sappia
il resto è propaganda
(Horacio Verbitsky)
il resto è propaganda
(Horacio Verbitsky)
sabato, ottobre 11, 2008
11 ottobre
mi fanno male i piedi
e anche un poco il cuore
perchè ho camminato tanto
e roma era piena di sole
e di rosso
e la manifestazione era piena di gente
e queste cose dovrebbero farti sentire meno sola
perchè ho rivisto una persona
e risentito la sua voce
solo per pochi minuti
forse solo uno
e la cosa non me la sono scordata
è ritornata su
prima nello stomaco
e poi in gola
durante il viaggio di ritorno
perchè lui non era solo
fanculo fottuti comunisti!!!
e anche un poco il cuore
perchè ho camminato tanto
e roma era piena di sole
e di rosso
e la manifestazione era piena di gente
e queste cose dovrebbero farti sentire meno sola
perchè ho rivisto una persona
e risentito la sua voce
solo per pochi minuti
forse solo uno
e la cosa non me la sono scordata
è ritornata su
prima nello stomaco
e poi in gola
durante il viaggio di ritorno
perchè lui non era solo
fanculo fottuti comunisti!!!
martedì, ottobre 07, 2008
ci sono ci sono
non sono scomparsa: giuro!!! solo che ho preso la "capata" per facebook e chi ne fa le spese è il caro vecchio blog!!!
qualche altro net-friend è rimasto intrappolato in fb... dove in realtà ero iscritta da oltre un anno... maultimamente è scoppiata la mania a chiunque e quindi ho riacchiappato un sacco di gente: del liceo, dell'università, del lavoro, della mia vita. ed è stata anche l'occasione per rivedere dal vivo qualcuno che ora vive lontano e che era tornato per qualche giorno in città
vabbè
ma il blog è n'ata cosa
quindi non lo abbandono
anche perchè è più facile raccontare qui delle cose
a voi che siete sostanzialmente sconosciuti
o forse solo conosciuti in un modo diverso
ma che mi rende più facile
esternare paturnie e quant'altro
cmq credo che fb stia dilagando da quando ha più applicazioni in italiano, il che mi conforta: non sono l'unica completamente ignorante in english
un'altra cosa bloghettara che mi impegna sicuramente assai poco- eheheheh-ma fa fico dirlo è http://prcstabia.blogspot.com a se vi va fateci un salto
e cmq anche se non vi va
qualcuno sa spiegarmi come si mette un contatore visite sulla piattaforma blogspot
vi voglio bene assai assai
nonostante le mie assenze
qualche altro net-friend è rimasto intrappolato in fb... dove in realtà ero iscritta da oltre un anno... maultimamente è scoppiata la mania a chiunque e quindi ho riacchiappato un sacco di gente: del liceo, dell'università, del lavoro, della mia vita. ed è stata anche l'occasione per rivedere dal vivo qualcuno che ora vive lontano e che era tornato per qualche giorno in città
vabbè
ma il blog è n'ata cosa
quindi non lo abbandono
anche perchè è più facile raccontare qui delle cose
a voi che siete sostanzialmente sconosciuti
o forse solo conosciuti in un modo diverso
ma che mi rende più facile
esternare paturnie e quant'altro
cmq credo che fb stia dilagando da quando ha più applicazioni in italiano, il che mi conforta: non sono l'unica completamente ignorante in english
un'altra cosa bloghettara che mi impegna sicuramente assai poco- eheheheh-ma fa fico dirlo è http://prcstabia.blogspot.com a se vi va fateci un salto
e cmq anche se non vi va
qualcuno sa spiegarmi come si mette un contatore visite sulla piattaforma blogspot
vi voglio bene assai assai
nonostante le mie assenze
martedì, settembre 16, 2008
e mo non sei più novella!
mercoledì, settembre 10, 2008
dopo una serata di tango
« Chi è colui che amo?
Non lo saprete mai.
Mi scruterete gli occhi
per scoprirlo
e non vedrete mai
che il fulgore dell'estasi.
Io lo imprigionerò
perché mai sappiate immaginare
chi ho dentro il mio cuore,
e lì lo cullerò,
silenziosamente,
ora dopo ora,
giorno dopo giorno,
anno dopo anno.
Vi darò i miei canti,
ma non il suo nome.
Lui vive in me
come un morto nella sua tomba,
tutto mio,
lontano dalla curiosità,
dall'indifferenza,
dalla malvagità. »
(Alfonsina Storni)
e mentre ascoltavo le note del tango, in una serata in cui le parole e la musica si confondevano fino a emozionarmi il cuore, mi sono detta... basta... basta con lo squallore e le finte... con la ricerca affannosa e inutile, con la volgarità che infanga i desideri... basta... semplicemente... basta
se al mondo esiste la bellezza deve esserci un perchè... fosse semplicemente quello di perseguirla e seguirla... che allarga il cuore e fa stare bene anche se non la si raggiunge, sicuramente non in modo facile
notte
Non lo saprete mai.
Mi scruterete gli occhi
per scoprirlo
e non vedrete mai
che il fulgore dell'estasi.
Io lo imprigionerò
perché mai sappiate immaginare
chi ho dentro il mio cuore,
e lì lo cullerò,
silenziosamente,
ora dopo ora,
giorno dopo giorno,
anno dopo anno.
Vi darò i miei canti,
ma non il suo nome.
Lui vive in me
come un morto nella sua tomba,
tutto mio,
lontano dalla curiosità,
dall'indifferenza,
dalla malvagità. »
(Alfonsina Storni)
e mentre ascoltavo le note del tango, in una serata in cui le parole e la musica si confondevano fino a emozionarmi il cuore, mi sono detta... basta... basta con lo squallore e le finte... con la ricerca affannosa e inutile, con la volgarità che infanga i desideri... basta... semplicemente... basta
se al mondo esiste la bellezza deve esserci un perchè... fosse semplicemente quello di perseguirla e seguirla... che allarga il cuore e fa stare bene anche se non la si raggiunge, sicuramente non in modo facile
notte
sabato, settembre 06, 2008
Fantacalcio: oggetto misterioso

Punto primo: io non conosco uno e dico uno di nomi di calciatori impegnati nella serie A, a meno che non abbiano militato in nazionale
Punto secondo: tutto quello che comporta punteggi, comparazioni, classifiche mi mette in imbarazzo
Punto terzo: ho visto gente impazzire appresso alle classifiche del Fantacalcio, peggio che davanti alle tv con le partite vero, mostrando evidenti segni di regressione infantile con picchi acuti di competitività esasperata
Punto quarto: oggi pomeriggio- sacro sabato dedicato al riposino che tenevo pure nu mal e cap esagerato- mi chiama un'amica e fa: ci vediamo alle 6 da luca per fare le squadre di fantacalcio... vieni così siamo 3 femmine contro 3 maschi... io balbetto.... ma non ci capisco niente, lei ribatte: ma ti ci attaccherai sicuramente!!!
Dubbio: mi ci iscrivo mi ci iscrivo... ma secondo voi come andrà a finire??? mi romperò le palle alla terza - per tirarla proprio lunga- settimana e lascerò tutto oppure mi ci attacco sul serio???
lunedì, settembre 01, 2008
Il mio Marocco
Casablanca che sa di oceano anche se sei in auto, imbottigliato nel traffico, e tutti -dalla lonely in giù- ti dicono che non ne vale la pena restarci per più di una notte, magari quella in cui arrivi in aereo, e hanno ragione



il tè alla menta, vero wisky berbere!!!

il suono dell'arabo e del francese
il casino delle medine... straordinaria quella di fes, che ti pare in certi casi di essere tornato indietro di secoli



soprattutto nelle concerie delle pelli


i colori...


i sapori...

gli sguardi della gente


l'incanto del deserto... che un poco te lo aspetti
e quello del tutto inatteso di un lago in montagna... sull'alto atlante
a 2.400 metri d'altezza


l'esagerazione di piazza Jamaa Al Fnaa (si scriverà così?!?!) a Marrakech dove gli incatatori di serpenti si mescolano alle tintrici di hennè, saltinbanchi, venditori di qualsiasi cosa compresi i denti


il vento dell'oceano, il pesce cotto nei chioschetti che te lo scegli tu, il porto coi pescherecci, i torrioni portoghesi e le centinaia di gabbiani ad essaouira dove è impossibile non rilassarsi (è successo anche a me che non ho avuto un ottimo impatto con la città)



i compagni di viaggio, le persone incontrate, la voglia di cominciare il cammino ora che il viaggio è finito


il tè alla menta, vero wisky berbere!!!

il suono dell'arabo e del francese
il casino delle medine... straordinaria quella di fes, che ti pare in certi casi di essere tornato indietro di secoli


soprattutto nelle concerie delle pelli


i colori...


i sapori...

gli sguardi della gente


l'incanto del deserto... che un poco te lo aspetti
e quello del tutto inatteso di un lago in montagna... sull'alto atlante
a 2.400 metri d'altezza


l'esagerazione di piazza Jamaa Al Fnaa (si scriverà così?!?!) a Marrakech dove gli incatatori di serpenti si mescolano alle tintrici di hennè, saltinbanchi, venditori di qualsiasi cosa compresi i denti


il vento dell'oceano, il pesce cotto nei chioschetti che te lo scegli tu, il porto coi pescherecci, i torrioni portoghesi e le centinaia di gabbiani ad essaouira dove è impossibile non rilassarsi (è successo anche a me che non ho avuto un ottimo impatto con la città)



i compagni di viaggio, le persone incontrate, la voglia di cominciare il cammino ora che il viaggio è finito
sabato, agosto 30, 2008
saudade e ricerca
tornata ieri dai miei 15 giorni in giro per il marocco sono in piena saudade... e alla ricerca disperata del cavetto della digitale per scaricare le foto... da inserire anche nel racconto di viaggio che pensavo di fare qui: uffa!!!!!!!!!!!!! ma dove cavolo sta????????????????????????????? uff..................
vabbè... lo userò quando lo troverò!
vabbè... lo userò quando lo troverò!
venerdì, agosto 08, 2008
C'era una volta la Dc

ed è scomparsa travolta dalla caduta della Prima Repubblica
e stanno scomparendo gli uomini che ne hanno incarnato il volto del potere
come Antonio Gava, 7 volte Ministro della Repubblica, partito dalla mia Castellammare di Stabia alla volta di Roma e morto stamattina presto
una figura politica complessa come complesso era quel partito- popolare e di massa- che del clientelismo fece un modello di gestione del potere
complessa come la mia città un tempo definita Stalingrado del Sud dove si sfilava in corteo contro la Dc e ci si inginocchiava la domenica mattina in chiesa nei banchi dietro ai potenti della Dc ma che oggi non può vantare un livello politico come quello di un tempo, anche degli avversari.
ricordo quando Gava arrivò alla messa di papa Giovanni Paolo II quel 19 marzo 1992 quando ragazzini lo fischiammo
ma oggi è il momento delle condoglianze e, credetemi, non è stato semplice non scivolare nè in giudizi critici nè in panegirici...il mio ruolo ha imposto parole istituzionali... tali sono state, ma l'esigenza di una riflessione la avverto forte...
martedì, agosto 05, 2008
Nè Siria, nè Giordania

la meta di questo mio agosto è finalmente il Marocco!!!!!!!!!!!!!!!!!
era una vita che dicevo che volevo andarci... che dio me la mandi buona!!!! magari facendo finta di non aver sentito tutte le cattiverie che ho detto e pensato in chiesa mentre seguivo il matrimonio che voi ben sapete :)
se ci siete già stati - in marocco- e avete idee, spunti, suggerimenti o qualsiasi altra cosa segnate pure.... intanto io vado a leggermi la lonely acquistata fresca fresca... che il viaggio inizia quando uno comincia a immaginarselo e io sto già in ritardo!!!! :)
ps
tranquilli... la partenza è fissata al 14, qualche giorno prima scendo in cilento... insomma il bloghettino andrà in letargo solo a fine settimana, contenti??????
lunedì, agosto 04, 2008
e mo che cazzo ti auguro????

mancano poche ore e vedrò attenderti lei che varca la navata della chiesa
tu in giacca cravatta e barba (forse del tutto) rasata
vedrò gli anelli
ascolterò le promesse
sentirò gli auguri che ti faranno
e te li farò anche io
perchè non sono abbastanza coraggiosa per dirti quello che penso
tre anni fa quando avesti la splendida idea di regalarmi per i miei 30 un biglietto aereo per parigi (pure col ritorno per fortuna!!!) con quelle rare, rarissime parole che ci siamo scambiati in forma scritta negli ultimi 25 anni mi riempisti di complimenti...
mi dicevi "sei una persona totalmente al di fuori degli schemi, perchè eserciti su chi ti circonda un carisma mai opprimente ed accentratore, perchè hai un'intelligenza tale da deridere qualsivoglia convenzione sociale, perchè attibruisci sempre un valore alle cose e mai un prezzo, perchè sebbene ti conosca letteralmente da una vita non ti ho mai visto manifestare un gesto d'affetto che non sia stato assolutamente disinteressato e fine a sè stesso. perchè, come me, preferisci la mortificazione all'accondiscendenza, perchè per quanti e quali possano essere gli eventi negativi in questi trent'anni, il loro frutto è una persona forte, che è assoggettata solo ed unicamente alle regole dell'etica".
Che esagerato... ma erano esattamente le stesse, identiche, precise precise cose che io pensavo di te!!!
mi pareva che descrivendo me tu parlassi di te in quello specchio che è l'amicizia di una vita, quel rapporto che ha viaggiato lungo gli anni, le scuole elementari e il liceo, le bevute all'ali babà, il tuo decennale rapporto con la mia amica di sempre che è un pezzo della mia vita, la vostra rottura, le serate ad aspettarmi al giornale, i nostri reciproci lutti, le vacanze, le serate, lo sdegno verso la volgarità, ma soprattutto verso chi è sempre e solo allineato al modello perfetto di perfette vite che non ci sono mai appartenute, ma anche verso chi deve essere contro a prescindere senza manco sapere spiegare le ragioni della sua diversità, il tuo cinismo, le mie lacrime facili, le tue spalle larghe, i miei dubbi di sempre liquidati in poche sintetiche battute, le cazzate come il tuo immaginarti in frac se e quando ti saresti sposato e ti avrebbero "costretto" a farlo in chiesa.... te che non sei credente, tutt'al più dubitante, che ancora prendi in giro me dicendo che il vangelo lo so a memoria....
Che esagerato, davvero, perchè proprio adesso mi rendo conto che non è così... perchè se io ti volessi davvero bene e se davvero riuscissi a sfidare qualsiasi convenzione sociale ti stringerei in un angolo e ti direi: "ma ti rendi conto che cazzo stai per fare? hai scelto la persona più diversa da quella che immaginavamo accanto a te!!!!!!! più diversa da noi!!!! da noi tutti!!!! quella che ti ha allontanato giorno per giorno dalle tue amicizie più care al punto tale che è un anno che non ci frequenti più e che incontrandomi per strada sotto natale non hai avuto niente di meglio da dirmi che ci saremmo visti cmq in giro per scambiarci gli auguri.... e fosse stata solo una mia impressione!!!!!!
ogni volta che si incontra qualcuno che ti conosce il commento è sempre lo stesso: ma quanto è cambiato!!!
le persone che ti vogliono più bene sono tutte allibite dal fatto di vederti dipendente dalle labbra di una che il vecchio te avrebbe deriso, anche con una punta in più di cattiveria!!!! sono sconcertate dal fatto di vederti allineato e coperto a quanto di più tradizionale e conformista possa esserci!!! e soprattutto sono dispiaciute che tu non ci sia più
che non ci sia più l'amico che conoscevamo
mi sono chiesta a lungo perchè
e al di là delle volgarità che mi sono venute in mente
l'unica risposta che mi sono riuscita a dare
è che avevo sbagliato io
che tu eri una persona diversa da quella che immaginavo
che le cose che tu cercavi erano altre
che di te conoscevo solo la tua armatura contro il mondo
non l'essenza
mi auguro profondamente che sia così
mi auguro e ti auguro che il nostro rapporto si sia basato su una falsa impressione
perchè se così non fosse... caro amico mio.... il tuo risveglio da questa sorta di trance che dura da tre anni sarà proprio tosto
e nel caso in cui non mi fossi sbagliata ti auguro di dormire sereno in questa tua nuova dimensione
se il vecchio te è esistito per davvero ti auguro che non torni a galla nemmeno un pochino e che quello che lo ha sostituito sia un uomo appagato
che cazzo ti devo augurare??? se alla vigilia delle tue nozze ci siamo ritrovati come se stessimo a una veglia funebre??? ma a te abbiamo mostrato il sorriso e continueremo a mostrarlo....
ti dirò auguri... oggi... caro amico mio... con uno strano peso sul cuore
perchè sento che piuttosto che brindare a un nuovo inizio io darò l'addio allo straordinario amico che un tempo ho avuto. non riuscirò che a brindare a questo e conto di farlo spesso che almeno da ubriaca sta giornata potrebbe passare più velocemente!!!!
ps
scusatemi tutti... ma in qualche modo queste cose dovevo dirgliele.... meglio qui dove non passerà mai! cin cin anche a voi
venerdì, agosto 01, 2008
voglia di....
.... mare, musica e dimostrare che se sbareio un poco ci riesco anche io!!! capito corsaronero??????????????????????????????????
e voi altri che dite? la selezione musicale è di vostrogradimento?
e voi altri che dite? la selezione musicale è di vostrogradimento?
giovedì, luglio 31, 2008
azz... mo mi scordavo
auguri auguri auguri ad Andrea che è venuto al mondo qualche ora fa
che prenda da Paola e Giovanni il sorriso e la voglia di vivere!!!
che prenda da Paola e Giovanni il sorriso e la voglia di vivere!!!
Mememaniac
Ed eccomi alla fine di luglio alle prese con il meme gentilmente passatomi da fabio r.
uno simile devo averlo fatto un po' di tempo fa ma le "strane abitudini" erano solo cinque, mi sa che qualcosa lo riciclo non tanto per evitare sforzi intellettuali, ma perchè quelle mi sono rimaste. la smetto. e passo allo svolgimento del tema: ok professò?
Semplici le regole:
Mettere il link della persona che ti ha nominato
Mettere il regolamento del gioco sul proprio blog
Indicare 6 abitudini o particolarità, non importanti
Nominare 6 persone aggiungendo il link al loro blog e avvisarle.
Ci provo
1: al bar prima di bere il caffè sporco il bordo di metà tazzina con il cucchiaino intinto nel caffè convinta che questo possa evitare le ustioni provocate dal contatto tra le labbra e quegli aggeggi infernali che si nascondono nelle vesti di tazzine ma escono da bollentissime vaschette d'acqua (sarà per igiene?)
2: sono di un disordine cosmico soprattutto sulla scrivania da lavoro dove ammucchio carte importanti e semplici appunti correndo a volte il rischio di non orientarmi più neanche io... che solitamente mi ci racapezzo
3: nomino i miei file di lavoro sempre partendo con la data: che messo vicino al disordine materiale della scrivania mica dà un quadro coerente della mia personalità???
4: tengo il telefonino sempre acceso (il che non vuol dire che io lo senta sempre... anzi!!!) anche di notte così quando alle tre del mattino mi arriva un sms mi sveglio e magari scopro che è vodafone che mi dice dell'ultima promozione... grrrrr!!!
5: bevo sempre un sorso di latte freddo di frigo al mattino prima di fare colazione
6: tutte le porte, ante di armadio, cassetti devono essere chiusi intorno a me quando dormo. faccio un'eccezione per la finestra giusto ora che si schiatta di caldo!!! che parlo di notte chiamando mia mamma (che a volte mi risponde dall'altra stanza) la posso fare entrare in questa sesta particolarità???
e ora ecco a voi le mie nominesciòòòòòòòòòn. passo il meme a dyo , renata, daniele, pellescura, lucia e corsaronero
esonerando dal passaggio di meme quest'ultimo che è appena arrivato nel mondo dei blog e a chi cXXXo lo passa?!?!?!? con la speranza che gli altri non mi odino troppo per quello che ho appena fatto :)
uno simile devo averlo fatto un po' di tempo fa ma le "strane abitudini" erano solo cinque, mi sa che qualcosa lo riciclo non tanto per evitare sforzi intellettuali, ma perchè quelle mi sono rimaste. la smetto. e passo allo svolgimento del tema: ok professò?
Semplici le regole:
Mettere il link della persona che ti ha nominato
Mettere il regolamento del gioco sul proprio blog
Indicare 6 abitudini o particolarità, non importanti
Nominare 6 persone aggiungendo il link al loro blog e avvisarle.
Ci provo
1: al bar prima di bere il caffè sporco il bordo di metà tazzina con il cucchiaino intinto nel caffè convinta che questo possa evitare le ustioni provocate dal contatto tra le labbra e quegli aggeggi infernali che si nascondono nelle vesti di tazzine ma escono da bollentissime vaschette d'acqua (sarà per igiene?)
2: sono di un disordine cosmico soprattutto sulla scrivania da lavoro dove ammucchio carte importanti e semplici appunti correndo a volte il rischio di non orientarmi più neanche io... che solitamente mi ci racapezzo
3: nomino i miei file di lavoro sempre partendo con la data: che messo vicino al disordine materiale della scrivania mica dà un quadro coerente della mia personalità???
4: tengo il telefonino sempre acceso (il che non vuol dire che io lo senta sempre... anzi!!!) anche di notte così quando alle tre del mattino mi arriva un sms mi sveglio e magari scopro che è vodafone che mi dice dell'ultima promozione... grrrrr!!!
5: bevo sempre un sorso di latte freddo di frigo al mattino prima di fare colazione
6: tutte le porte, ante di armadio, cassetti devono essere chiusi intorno a me quando dormo. faccio un'eccezione per la finestra giusto ora che si schiatta di caldo!!! che parlo di notte chiamando mia mamma (che a volte mi risponde dall'altra stanza) la posso fare entrare in questa sesta particolarità???
e ora ecco a voi le mie nominesciòòòòòòòòòn. passo il meme a dyo , renata, daniele, pellescura, lucia e corsaronero
esonerando dal passaggio di meme quest'ultimo che è appena arrivato nel mondo dei blog e a chi cXXXo lo passa?!?!?!? con la speranza che gli altri non mi odino troppo per quello che ho appena fatto :)
martedì, luglio 29, 2008
Saggezza da parrucchiere

piccola prima premessa: il lunedì i parrucchieri sono chiusi
piccola seconda premessa: andare a un matrimonio senza il capello "fatto" è un dramma per noi donne... specie se - come me- assomigli a tina turner senza il tocco magico del coiffeur
riporto la conversazione tra me e il mio mitico parrucchiere pino
IO: "pino ho un problema"
PINO: "dimmi ale"
I.: "Lunedì ho un matrimonio"
P.: "Ti sposi tu?"
I.: "No, un mio amico"
P: "E allora il problema mica o tieni tu? 'o tene l'amico tuo!"
è un mito o no il mio parrucchiere?
domenica, luglio 27, 2008
Sconfitti

Ferrero ha trovato l'accordo con le altre mozioni e la mozione 2 sarà sconfitta, nonostante abbia raccolto più voti e delegati delle altre prese singolarmente in tutta Italia
Nichi, siamo stati sconfitti. E c'è già chi parla di scissione, fuoriuscita... no... non serve... restiamo nel partito che tu non hai mai detto di voler sciogliere e continuiamo a ricostruire
Dal congresso le parole di Nichi
magari vi annoio.... ma questo congresso è troppo importante, non solo per rifondazione, ma per tutta la sinistra. sul blog di nichivendola.it il suo intervento al congresso si può anche ascoltare. non sono riuscita a postarlo qui, dove semplicemente lo copio e incollo, anche se guardare il video magari aiuta di più l'attenzione. Chi ha voglia di capire un po' di più del pensiero della mozione 2, accusata di non essere abbastanza comunista o cmq non abbastanza capace nell'individuare gli errori ed assumersene le responsabilità, lo legga... senza pregiudizi... senza chiusure.... davvero non servono in queste difficili ore per la vita di un partito che dovrebbe fare da motore per la rinascita della sinistra
mi fermo che l'intervento già è lungo (francè ma una faccia meno afflitta, preoccupata e sconsolata mentre l'ansa ti riprendeva dietro nichi no eh????)

Siamo qui, insieme, segnati da tante nostre stanchezze, bisognosi di misurare tutta la lunghezza della nostra sconfitta, ma anche sfibrati dalla pesantezza delle nostre divisioni. Ma qui, insieme, nelle forme che la razionalità politica saprà suggerire, dobbiamo ritrovare il bandolo di quella matassa che si è ingarbugliata: disarmando le parole che hanno acceso l’odio e spento la politica, riannodando i fili spezzati delle relazioni personali, non occultando le diversità (di cultura e di strategia) ma esercitando coerenza rispetto all’idea che le diversità non sono una minaccia ma una ricchezza. Appunto, imparando a conoscerci piuttosto che a prenderci reciprocamente le impronte digitali, imparando a confrontarci tra noi non col metro delle nostre biografie e delle nostre pregresse appartenenze, bensì col gusto di metterci in gioco, di far vivere le sensibilità come preziosi punti di connessione con interessi e protagonisti sociali, di scambiarci esperienze ed idee: altrimenti anche la nostra democrazia interna sarà una saga di anime morte, non allargamento e arricchimento, non capire di più e sentire di più e raccontare di più, ma semplicemente contarsi, separarsi, mummificarsi in un correntismo che ci chiude in noi stessi e nelle nostre fissità.
Non sto invocando il galateo né ponendo una pura questione metodologica: le forme della nostra convivenza dicono per intero la cifra della nostra cultura politica, ovvero della nostra capacità di attraversare il deserto della sconfitta, non per cercare un riparo, un’oasi ideologica o un bunker burocratico, ma per ritrovare un orizzonte di speranza per rimettere a punto una mappa e ridarci un orientamento, perché la nostra offerta di politica possa incrociare una diffusa domanda di senso.
Non abbiamo perso solo noi, non abbiamo perso solo le elezioni. Abbiamo perso molto di più: un intero abbecedario civile, un universo di simboli e valori, persino una certa cognizione generale di ciò che è giusto e di ciò che è ingiusto. Abbiamo perso la sfida del Novecento: quella contesa di classe e di civiltà che ha trasmutato il lavoro da merce povera e sporca, da compravendita di braccia, da dimensione biologica e privata, in epopea di ribellione e dignità, in dimensione sociale e narrazione corale, in emersione di un popolo che perdeva le fattezze opache della plebe e assumeva il volto nitido del moderno proletariato delle campagne e delle città. Il lavoro, fondamento costituzionale della democrazia repubblicana, pietra angolare di un duraturo e contrastato processo di incivilimento, oggi sembra regredito a quel fangoso punto di partenza: mercificato, alienato, parcellizzato, spogliato di legami sociali, , sempre più povero di tutele, nemmeno più raccontato o rappresentato se non nelle sequenze mortuarie delle cronache degli incidenti.
La solitudine operaia è il prodotto finale di questa scientifica frantumazione dei corpi sociali che crepano di liberismo, di precarietà, di concertazioni che concertano la resa, di corporativismo che hanno progressivamente spoliticizzato le questioni del salario, dell’orario, persino della disoccupazione. E’ la solitudine di chi trova più consolazione nella cocaina che non nel sindacato. I contratti atipici sono la tipicità del lavoro intermediato da un caporalato arcaico e ipermoderno, di borgata e planetario. La precarietà è il racconto generale del lavoro senza classe. E rimbalza dal recinto produttivo fin dentro ogni interstizio della vita, di quella nuda vita che galleggia nella società liquida, di quella vita subordinata e serializzata, magari di quella vita migrante che precipita fuori di metafora e nella società liquida letteralmente affoga.
Solo il mercato è solido, è l’unica terra, l’unico orizzonte, l’unica neo-socialità che residua nel tempo dell’individualismo proprietario: individui proprietari forse di null’altro che di pulsioni al consumo. Se non posseggono niente sarà colpa delle mani agili di un fanciullo rom o sinti o extra comunitario o extra terrestre: tagliare quelle mani, ammanettarle, manipolarle, manometterle, sarà la fantasia punitiva e l’ideologia vendicativa da offrire alla platea vastissima dei proprietari senza proprietà e dei ceti mediocri.
Il capro espiatorio è una dura incombenza sociale, lo individui e lo bracchi e lo sacrifichi a qualche dio non per sadismo spirituale ma per necessità economica: indicare un nemico rinsalda il senso di appartenenza alla propria comunità, consente di trovare un colpevole delle inquietudini collettive, nelle stagioni di crisi e recessione sposta il tiro del disagio proletario su bersagli sottoproletari. La guerra tra poveri torna come idea di governo della transizione: ma è ovviamente un governo di guerra, una epifania di ombre premoderne che ottenebrano il diritto e limitano i diritti mentre le garanzie di libertà perdono il proprio respiro universalistico e diventano volgari guarentigie per l’establishment.I ricchi e potenti invocano l’habeas corpus e non tollerano che le loro voci siamo intercettate, mentre per i poveri e per gli irregolari vale la dura lex che alla pena del vivere aggiunge pene supplementari, pene grondanti pedagogie autoritarie, pene senza delitto, castighi senza colpa: per punire i poveri e perpetuare la povertà per punire i disobbedienti ed eternizzare l’obbedienza.
Se la precarizzazione della società alimenta un crescente dolore sociale, la risposta del potere sarà una produzione seriale di paure. La destra è una gigantesca fabbrica di paure. E dunque più precarietà comporterà più repressione, il mercatismo sarà accompagnato dal sorvegliare e punire di quella deriva securitaria che è già scritta dentro la nostra attualità politica.
E la Chiesa ratzingeriana spaventata dai ritmi violenti della secolarizzazione, si ergerà a sua volta come magistero della paura: paura dei desideri, paura della soggettività femminile, paura della libertà. E la sua gerarchia si sentirà protetta dagli imprenditori politici del ciclo della paura che la ricambieranno appaltandole il privato sociale, anzi la privatizzazione confessionale del sociale. Quanto lontane suonano le parole della “Gaudium et spes” e che cesura radicale dalla temperie di quel cattolicesimo conciliare che si apriva alla storia e progettava una Chiesa compagna del mondo.
Nel mappamondo della precarietà scompaiono modi secolari di produzione di socialità: la città si spezza in cumuli di periferie, anzi si generalizza la forma di periferia che storicamente rappresenta la sintesi mirabile dell’alleanza tra rendita fondiaria e speculazione edilizia; si vive in non-luoghi; si struttura una condizione di nomadismo coatto, il mito delle radici è la sublimazione retorica di uno sradicamento senza precedenti. Le comunità si aggrappano ai territori, mere astrazioni geografiche assumono la dimensione di piccole patrie, un microcosmo di terra e sangue offre surrogati di identità e persino alfabeti politici. In questi spazi volatili, in questi tempi senza memoria e senza futuro, le generazioni faticano a raccontarsi e a scambiarsi storie e sentimenti: i vecchi vengono delocalizzati come esuberi dell’economia domestica, i bimbi con i crediti e i debiti scolastici vengono ammaestrati al mercato e alla competitività, l’educazione permanente della gioventù è affidata alle veline e ai velinari.
Su questo piano inclinato è scivolata la sinistra. I nostri riferimenti sociali non ci hanno più capito: loro perdevano reddito e certo non guadagnavano in servizi, e poi perdevano in previdenza e poi perdevano in Welfare, alla fine hanno perso anche la pazienza e si sono congedati da noi, dal liberismo temperato del centro-sinistra ma anche dalle intemperanze improduttive della sinistra radicale.
Tra il governo Prodi e il Paese reale vi è stato un terribile cortocircuito di intelligenza sociale e di efficacia politica. E al vuoto che si andava formando a sinistra noi abbiamo opposto - bisogna dirlo anche se è facile dirlo con il senno di poi - non una grande costruzione corale, una disseminazione di cantieri, una rete di pratiche sociali e la incubazione nell’immaginario collettivo di un’idea, di un programma, di un sogno: no, abbiamo opposto la precaria convivenza di apparati e infine un cartello elettorale. Quella sinistra arcobaleno affogata nel diluvio di aprile. Mentre il Pd consumava tutte le sue eredità nella velleità di un’autosufficienza che in realtà indicava il compimento dell’esodo dalla storia del movimento operaio e il congedo (da destra) delle culture politiche novecentesche. E quindi non solo la destra ha vinto, ma noi abbiamo perso.
La destra ha prima convinto e poi vinto, e non solo nelle urne, ma nei sogni e negli incubi dell’opinione pubblica: ha vinto contro le tasse e contro la casta e contro gli zingari e contro i trans, ha vinto contro i fantasmi del pianerottolo e contro la monnezza del sottoscala. Ha vinto la lingua della destra, un impasto di plebeismo piccolo-borghese e di perbenismo clericale che sintonizzano le veline di Mediaset con l’industria del sacro, l’Isola dei famosi con l’ampolla del Dio Po, le telefonate oniriche di Berlusconi con le piroette no-global di Tremonti. Questa destra gioca con disinvoltura estrema la partita dell’egemonia, costruisce parole e scenografie suggestive, “parla come mangia” e entra dritta nello stomaco popolare: ma le sue scelte di politica economica hanno il segno della ferocia classista, i salari e le pensioni languiranno a lungo nella foresta di Sherwood ma di Robin Hood non vi sarà traccia, i tagli alla spesa pubblica saranno una secca decurtazione di diritti e di servizi socio-sanitari. Benetton forse salverà Alitalia, ma il salvataggio al netto di migliaia di esuberi, lo pagherà con i rincari delle tariffe autostradali e il federalismo viene annunciato mentre il Sud viene saccheggiato di risorse finanziarie e persino delle prerogative di spesa dei fondi comunitari.
Questo è lo scandalo contro cui scendere in piazza e ricostruire un blocco sociale di opposizione: non c’è bisogno di volgarità per opporsi, c’è bisogno di politica. Di una politica centrata su una incandescente questione di disuguaglianza e di ingiustizia sociale. Le leggi ad personam sono oscene, ma non sono più oscene delle norme razziali. O della voglia di mutare le regole di ingaggio per i soldati italiani impegnati in Afghanistan. O del ritorno al business nucleare. O della cancellazione delle sanzioni alle imprese che violano le norme sulla sicurezza dei lavoratori. Bisogna costruire una vasta e ricca mobilitazione permanente, una opposizione plurale, civile e sociale, alle destre.
È il primo compito di Rifondazione, anche nella contesa senza sconti e senza anatemi con il partito veltroniano, discutendo e costruendo luoghi comuni con le altre forze della sinistra di alternativa, predisponendosi alla battaglia elettorale per le amministrative del prossimo anno. E preparandosi a far vivere le pure imminenti elezioni europee non come un banale terreno di rivincita, ma come la prosecuzione della lotta della “sinistra europea” che deve raccogliere e capitalizzare il disagio continentale verso il modello di unificazione dettato dall’Europa delle tecnocrazie e delle banche.
Bisogna tornare nella società, non fuggendo dalla politica, anzi criticando in radice qualunque sciagurata ipotesi di autonomia del sociale e di autonomia del politico. Il politicismo è una prigione. Ma l’esodo dalla politica è la rinuncia al cambiamento. Se non concordiamo su questo, a che vale citare i classici o celebrare Gramsci?
Un partito politico lo si può sciogliere in tanti modi. Per decisione soggettiva dei suoi gruppi dirigenti. Ma anche perché lo si lascia deperire, non lo si alimenta, non lo si ossigena. Io non voglio sciogliere il mio partito. Voglio che viva ma per vivere dev’essere sempre fedele al suo nome e dunque infedele ai richiami della nostalgia e dell’identitarismo: fedele al compito di rifondare. Se stesso, un’idea del mondo, una pratica della trasformazione. E di rifondare una grande sinistra di popolo.
Vorrei un partito aperto, curioso, promotore di partecipazione, capace di ascolto, libero da quella boria che ci rende spesso accademici della chiacchiera. Vorrei in questo partito tenere vivo e costante il confronto sui pensieri lunghi, sugli orizzonti strategici, sapendo che il comunismo è un cammino impervio, che dovremmo imparare a seminare senza la fretta di guadagnare il raccolto, che dovremmo porre correttamente e con radicalità le domande a cui cerchiamo risposta: domande di senso, di qualità del vivere e anche del morire, di qualità del produrre e del consumare, domande sui nostri corpi sessuati e sulla grammatica degli amori, domande sui dilemmi della biopolitica e sulle ferite della biosfera, domande sulla violenza sublimata in potere e dal potere esercitata in regime di monopolio, disseminata attraverso i suoi apparati, perfino sacralizzata.
In ciò che vi ho detto vi è la proposta di una ricomposizione della nostra comunità politica. Vi è una ipotesi di governo del partito sulla base di una piattaforma programmatica. Per me, in questa fatica congressuale, non vi è null’altro che non sia tutto intero il senso della mia militanza e della mia vita.
Nichi Vendola, Chianciano 25.07.08
ps
ma vi ricordate com'era bella la sua campagna elettorale alle regionali del 2005?
mi fermo che l'intervento già è lungo (francè ma una faccia meno afflitta, preoccupata e sconsolata mentre l'ansa ti riprendeva dietro nichi no eh????)

Siamo qui, insieme, segnati da tante nostre stanchezze, bisognosi di misurare tutta la lunghezza della nostra sconfitta, ma anche sfibrati dalla pesantezza delle nostre divisioni. Ma qui, insieme, nelle forme che la razionalità politica saprà suggerire, dobbiamo ritrovare il bandolo di quella matassa che si è ingarbugliata: disarmando le parole che hanno acceso l’odio e spento la politica, riannodando i fili spezzati delle relazioni personali, non occultando le diversità (di cultura e di strategia) ma esercitando coerenza rispetto all’idea che le diversità non sono una minaccia ma una ricchezza. Appunto, imparando a conoscerci piuttosto che a prenderci reciprocamente le impronte digitali, imparando a confrontarci tra noi non col metro delle nostre biografie e delle nostre pregresse appartenenze, bensì col gusto di metterci in gioco, di far vivere le sensibilità come preziosi punti di connessione con interessi e protagonisti sociali, di scambiarci esperienze ed idee: altrimenti anche la nostra democrazia interna sarà una saga di anime morte, non allargamento e arricchimento, non capire di più e sentire di più e raccontare di più, ma semplicemente contarsi, separarsi, mummificarsi in un correntismo che ci chiude in noi stessi e nelle nostre fissità.
Non sto invocando il galateo né ponendo una pura questione metodologica: le forme della nostra convivenza dicono per intero la cifra della nostra cultura politica, ovvero della nostra capacità di attraversare il deserto della sconfitta, non per cercare un riparo, un’oasi ideologica o un bunker burocratico, ma per ritrovare un orizzonte di speranza per rimettere a punto una mappa e ridarci un orientamento, perché la nostra offerta di politica possa incrociare una diffusa domanda di senso.
Non abbiamo perso solo noi, non abbiamo perso solo le elezioni. Abbiamo perso molto di più: un intero abbecedario civile, un universo di simboli e valori, persino una certa cognizione generale di ciò che è giusto e di ciò che è ingiusto. Abbiamo perso la sfida del Novecento: quella contesa di classe e di civiltà che ha trasmutato il lavoro da merce povera e sporca, da compravendita di braccia, da dimensione biologica e privata, in epopea di ribellione e dignità, in dimensione sociale e narrazione corale, in emersione di un popolo che perdeva le fattezze opache della plebe e assumeva il volto nitido del moderno proletariato delle campagne e delle città. Il lavoro, fondamento costituzionale della democrazia repubblicana, pietra angolare di un duraturo e contrastato processo di incivilimento, oggi sembra regredito a quel fangoso punto di partenza: mercificato, alienato, parcellizzato, spogliato di legami sociali, , sempre più povero di tutele, nemmeno più raccontato o rappresentato se non nelle sequenze mortuarie delle cronache degli incidenti.
La solitudine operaia è il prodotto finale di questa scientifica frantumazione dei corpi sociali che crepano di liberismo, di precarietà, di concertazioni che concertano la resa, di corporativismo che hanno progressivamente spoliticizzato le questioni del salario, dell’orario, persino della disoccupazione. E’ la solitudine di chi trova più consolazione nella cocaina che non nel sindacato. I contratti atipici sono la tipicità del lavoro intermediato da un caporalato arcaico e ipermoderno, di borgata e planetario. La precarietà è il racconto generale del lavoro senza classe. E rimbalza dal recinto produttivo fin dentro ogni interstizio della vita, di quella nuda vita che galleggia nella società liquida, di quella vita subordinata e serializzata, magari di quella vita migrante che precipita fuori di metafora e nella società liquida letteralmente affoga.
Solo il mercato è solido, è l’unica terra, l’unico orizzonte, l’unica neo-socialità che residua nel tempo dell’individualismo proprietario: individui proprietari forse di null’altro che di pulsioni al consumo. Se non posseggono niente sarà colpa delle mani agili di un fanciullo rom o sinti o extra comunitario o extra terrestre: tagliare quelle mani, ammanettarle, manipolarle, manometterle, sarà la fantasia punitiva e l’ideologia vendicativa da offrire alla platea vastissima dei proprietari senza proprietà e dei ceti mediocri.
Il capro espiatorio è una dura incombenza sociale, lo individui e lo bracchi e lo sacrifichi a qualche dio non per sadismo spirituale ma per necessità economica: indicare un nemico rinsalda il senso di appartenenza alla propria comunità, consente di trovare un colpevole delle inquietudini collettive, nelle stagioni di crisi e recessione sposta il tiro del disagio proletario su bersagli sottoproletari. La guerra tra poveri torna come idea di governo della transizione: ma è ovviamente un governo di guerra, una epifania di ombre premoderne che ottenebrano il diritto e limitano i diritti mentre le garanzie di libertà perdono il proprio respiro universalistico e diventano volgari guarentigie per l’establishment.I ricchi e potenti invocano l’habeas corpus e non tollerano che le loro voci siamo intercettate, mentre per i poveri e per gli irregolari vale la dura lex che alla pena del vivere aggiunge pene supplementari, pene grondanti pedagogie autoritarie, pene senza delitto, castighi senza colpa: per punire i poveri e perpetuare la povertà per punire i disobbedienti ed eternizzare l’obbedienza.
Se la precarizzazione della società alimenta un crescente dolore sociale, la risposta del potere sarà una produzione seriale di paure. La destra è una gigantesca fabbrica di paure. E dunque più precarietà comporterà più repressione, il mercatismo sarà accompagnato dal sorvegliare e punire di quella deriva securitaria che è già scritta dentro la nostra attualità politica.
E la Chiesa ratzingeriana spaventata dai ritmi violenti della secolarizzazione, si ergerà a sua volta come magistero della paura: paura dei desideri, paura della soggettività femminile, paura della libertà. E la sua gerarchia si sentirà protetta dagli imprenditori politici del ciclo della paura che la ricambieranno appaltandole il privato sociale, anzi la privatizzazione confessionale del sociale. Quanto lontane suonano le parole della “Gaudium et spes” e che cesura radicale dalla temperie di quel cattolicesimo conciliare che si apriva alla storia e progettava una Chiesa compagna del mondo.
Nel mappamondo della precarietà scompaiono modi secolari di produzione di socialità: la città si spezza in cumuli di periferie, anzi si generalizza la forma di periferia che storicamente rappresenta la sintesi mirabile dell’alleanza tra rendita fondiaria e speculazione edilizia; si vive in non-luoghi; si struttura una condizione di nomadismo coatto, il mito delle radici è la sublimazione retorica di uno sradicamento senza precedenti. Le comunità si aggrappano ai territori, mere astrazioni geografiche assumono la dimensione di piccole patrie, un microcosmo di terra e sangue offre surrogati di identità e persino alfabeti politici. In questi spazi volatili, in questi tempi senza memoria e senza futuro, le generazioni faticano a raccontarsi e a scambiarsi storie e sentimenti: i vecchi vengono delocalizzati come esuberi dell’economia domestica, i bimbi con i crediti e i debiti scolastici vengono ammaestrati al mercato e alla competitività, l’educazione permanente della gioventù è affidata alle veline e ai velinari.
Su questo piano inclinato è scivolata la sinistra. I nostri riferimenti sociali non ci hanno più capito: loro perdevano reddito e certo non guadagnavano in servizi, e poi perdevano in previdenza e poi perdevano in Welfare, alla fine hanno perso anche la pazienza e si sono congedati da noi, dal liberismo temperato del centro-sinistra ma anche dalle intemperanze improduttive della sinistra radicale.
Tra il governo Prodi e il Paese reale vi è stato un terribile cortocircuito di intelligenza sociale e di efficacia politica. E al vuoto che si andava formando a sinistra noi abbiamo opposto - bisogna dirlo anche se è facile dirlo con il senno di poi - non una grande costruzione corale, una disseminazione di cantieri, una rete di pratiche sociali e la incubazione nell’immaginario collettivo di un’idea, di un programma, di un sogno: no, abbiamo opposto la precaria convivenza di apparati e infine un cartello elettorale. Quella sinistra arcobaleno affogata nel diluvio di aprile. Mentre il Pd consumava tutte le sue eredità nella velleità di un’autosufficienza che in realtà indicava il compimento dell’esodo dalla storia del movimento operaio e il congedo (da destra) delle culture politiche novecentesche. E quindi non solo la destra ha vinto, ma noi abbiamo perso.
La destra ha prima convinto e poi vinto, e non solo nelle urne, ma nei sogni e negli incubi dell’opinione pubblica: ha vinto contro le tasse e contro la casta e contro gli zingari e contro i trans, ha vinto contro i fantasmi del pianerottolo e contro la monnezza del sottoscala. Ha vinto la lingua della destra, un impasto di plebeismo piccolo-borghese e di perbenismo clericale che sintonizzano le veline di Mediaset con l’industria del sacro, l’Isola dei famosi con l’ampolla del Dio Po, le telefonate oniriche di Berlusconi con le piroette no-global di Tremonti. Questa destra gioca con disinvoltura estrema la partita dell’egemonia, costruisce parole e scenografie suggestive, “parla come mangia” e entra dritta nello stomaco popolare: ma le sue scelte di politica economica hanno il segno della ferocia classista, i salari e le pensioni languiranno a lungo nella foresta di Sherwood ma di Robin Hood non vi sarà traccia, i tagli alla spesa pubblica saranno una secca decurtazione di diritti e di servizi socio-sanitari. Benetton forse salverà Alitalia, ma il salvataggio al netto di migliaia di esuberi, lo pagherà con i rincari delle tariffe autostradali e il federalismo viene annunciato mentre il Sud viene saccheggiato di risorse finanziarie e persino delle prerogative di spesa dei fondi comunitari.
Questo è lo scandalo contro cui scendere in piazza e ricostruire un blocco sociale di opposizione: non c’è bisogno di volgarità per opporsi, c’è bisogno di politica. Di una politica centrata su una incandescente questione di disuguaglianza e di ingiustizia sociale. Le leggi ad personam sono oscene, ma non sono più oscene delle norme razziali. O della voglia di mutare le regole di ingaggio per i soldati italiani impegnati in Afghanistan. O del ritorno al business nucleare. O della cancellazione delle sanzioni alle imprese che violano le norme sulla sicurezza dei lavoratori. Bisogna costruire una vasta e ricca mobilitazione permanente, una opposizione plurale, civile e sociale, alle destre.
È il primo compito di Rifondazione, anche nella contesa senza sconti e senza anatemi con il partito veltroniano, discutendo e costruendo luoghi comuni con le altre forze della sinistra di alternativa, predisponendosi alla battaglia elettorale per le amministrative del prossimo anno. E preparandosi a far vivere le pure imminenti elezioni europee non come un banale terreno di rivincita, ma come la prosecuzione della lotta della “sinistra europea” che deve raccogliere e capitalizzare il disagio continentale verso il modello di unificazione dettato dall’Europa delle tecnocrazie e delle banche.
Bisogna tornare nella società, non fuggendo dalla politica, anzi criticando in radice qualunque sciagurata ipotesi di autonomia del sociale e di autonomia del politico. Il politicismo è una prigione. Ma l’esodo dalla politica è la rinuncia al cambiamento. Se non concordiamo su questo, a che vale citare i classici o celebrare Gramsci?
Un partito politico lo si può sciogliere in tanti modi. Per decisione soggettiva dei suoi gruppi dirigenti. Ma anche perché lo si lascia deperire, non lo si alimenta, non lo si ossigena. Io non voglio sciogliere il mio partito. Voglio che viva ma per vivere dev’essere sempre fedele al suo nome e dunque infedele ai richiami della nostalgia e dell’identitarismo: fedele al compito di rifondare. Se stesso, un’idea del mondo, una pratica della trasformazione. E di rifondare una grande sinistra di popolo.
Vorrei un partito aperto, curioso, promotore di partecipazione, capace di ascolto, libero da quella boria che ci rende spesso accademici della chiacchiera. Vorrei in questo partito tenere vivo e costante il confronto sui pensieri lunghi, sugli orizzonti strategici, sapendo che il comunismo è un cammino impervio, che dovremmo imparare a seminare senza la fretta di guadagnare il raccolto, che dovremmo porre correttamente e con radicalità le domande a cui cerchiamo risposta: domande di senso, di qualità del vivere e anche del morire, di qualità del produrre e del consumare, domande sui nostri corpi sessuati e sulla grammatica degli amori, domande sui dilemmi della biopolitica e sulle ferite della biosfera, domande sulla violenza sublimata in potere e dal potere esercitata in regime di monopolio, disseminata attraverso i suoi apparati, perfino sacralizzata.
In ciò che vi ho detto vi è la proposta di una ricomposizione della nostra comunità politica. Vi è una ipotesi di governo del partito sulla base di una piattaforma programmatica. Per me, in questa fatica congressuale, non vi è null’altro che non sia tutto intero il senso della mia militanza e della mia vita.
Nichi Vendola, Chianciano 25.07.08
ps
ma vi ricordate com'era bella la sua campagna elettorale alle regionali del 2005?
sabato, luglio 26, 2008
Dal parrucchiere
porto sempre i miei giornali. e tra i quotidiani del sabato spunta D- Repubblica delle donne. Stamattina apro e a pag. 13 leggo le parole di Umberta Telfener, psicologa clinica, terapeuta della coppia:
"L'amore fa paura. Perchè è enormemente sopravvalutato come soluzione alla solitudine, perchè implica mettersi in gioco, perchè si pensa che si potrebbe soffrire troppo se l'altro ci lasciasse.
Paura è il nome che diamo alla nostra insicurezza che proiettiamo sull'altro, che facciamo diventare un nemico pericoloso.
Allora sogniamo amori idealizzati e perfetti, fuori dal reale; oppure scegliamo persone sbagliate per continuare a emozionarci pur rimanendo autonomi"
mi sono fermata e ho pensato: ecco come si dice quello che io chiamo "sbariare per il gusto di sbariare" e che però troppe volte mi ha visto soccombere perchè mi scappa la mano, ecco come si dice quello che la mia amica di sempre chiama "alessà a te se una storia non è impossibile... non ti piace", ecco come si diche quello che sempre lei chiama "dai sempre l'impressione che non te ne fotte!"
si dice così: scegliere persone sbagliate per continuare a emozionarci pur rimanendo autonomi
e mo che lo ho scoperto che faccio? mi ci butto di nuovo a inseguire una persona sbagliata?
senza scomodare psicologia e dintorni, mi rispondo con le parole di Pino Daniele
"quando le storie sono strane miracoli nun se ne ponno fà"
sta in questa canzone qui
ps
ma nun è meglio che la prossima volta mi leggo DPIU', GENTE, FAMIGLIA CRISTIANA, NOVELLA 2000 che li tiene già il mio parrucchiere?????????????
"L'amore fa paura. Perchè è enormemente sopravvalutato come soluzione alla solitudine, perchè implica mettersi in gioco, perchè si pensa che si potrebbe soffrire troppo se l'altro ci lasciasse.
Paura è il nome che diamo alla nostra insicurezza che proiettiamo sull'altro, che facciamo diventare un nemico pericoloso.
Allora sogniamo amori idealizzati e perfetti, fuori dal reale; oppure scegliamo persone sbagliate per continuare a emozionarci pur rimanendo autonomi"
mi sono fermata e ho pensato: ecco come si dice quello che io chiamo "sbariare per il gusto di sbariare" e che però troppe volte mi ha visto soccombere perchè mi scappa la mano, ecco come si dice quello che la mia amica di sempre chiama "alessà a te se una storia non è impossibile... non ti piace", ecco come si diche quello che sempre lei chiama "dai sempre l'impressione che non te ne fotte!"
si dice così: scegliere persone sbagliate per continuare a emozionarci pur rimanendo autonomi
e mo che lo ho scoperto che faccio? mi ci butto di nuovo a inseguire una persona sbagliata?
senza scomodare psicologia e dintorni, mi rispondo con le parole di Pino Daniele
"quando le storie sono strane miracoli nun se ne ponno fà"
sta in questa canzone qui
ps
ma nun è meglio che la prossima volta mi leggo DPIU', GENTE, FAMIGLIA CRISTIANA, NOVELLA 2000 che li tiene già il mio parrucchiere?????????????
Iscriviti a:
Commenti (Atom)
